vite…al centro











{dicembre 3, 2008}   il cliente ha sempre ragione!

Come sanno tutti quelli che lavorano nel commercio ed hanno a che fare con il pubblico, la persona più importante è il cliente, quello che compra, che spende e grazie al quale esiste il nostro posto di  lavoro!!

Lo sa la commessa del negozio di abbigliamento che, dopo aver trovato l’unica taglia “S” dell’ultimo paio di pantaloni bianchi rimasti, si sente dire che forse il bianco non va bene perchè ingrassa…allora va a prendere quelli neri, quelli marroni ed anche quelli viola (perchè quest’anno il viola è di moda), ma sai cosa?? il pantalone non va più bene e si passa alla gonna…bianca , nera , gialla, blù…e dopo un’ora e mezza di spola camerino-tuttoilrestodelnegozio, tra altre clienti che chiedono consiglio e la titolare che con lo sguardo ti dice “con tutta la roba che c’è, guai a te se la cliente esce senza un nuovo guardaroba!”, la tua assistita recupera la borsetta e se ne va con un sibillino:”ci devo pensare…grazie!”.

Lo sa il commesso del reparto salumeria dell’ipermercato che, a forza di affettare fette sempre più sottili di mortadella, ci mette un quarto d’ora per tagliarne un etto…e cmq è sempre troppo spessa…ancora non si riesce a guardarci attraverso!

Lo sa la cassiera dell’ipermercato che, quando c’è fila (ovvero ad ogni ora di ogni giorno), si deve sorbire le lamentele delle persone che vanno di fretta…perchè ci sono poche casse aperte (quasi dovesse avere il dono dello sdoppiamento del corpo ed essere a lavoro su più casse contemporaneamente).

Lo sa la farmacista della parafarmacia che, oltre a dover interpretare ricette scritte “con i piedi” e definzioni tipo “aspirina fosforescente” e “palloncino da uomo” (che, per chi non ha intuito, dovrebbe essere una metafora elegante per profilattico), non può rispondere per le rime a chi, con l’arroganza della propria ignoranza, vuole farle una lezione accelerata di legislazione farmaceutica e farmacologia…perchè secondo questa mente eccellentissima un farmaco di automedicazione corrisponde ad un farmaco generico!!!

…lo sanno tutte queste povere anime pie che impegnano cortesia e disponibilità per riuscire a soddisfare il cliente che, il più delle volte, non si abbassa neanche e dire “buongiorno!”….

Un appello a tutti voi che, prima o poi andrete ad acquistare qualcosa, che sia il giornale, il pane, la ricarica del tilefonino….un saluto non costa niente (non ancora almeno) ed un sorriso, anche solo di cortesia, può solo generarne un altro!



{novembre 14, 2008}   Confermo: C’E’ CRISI!!

8:55 di un’assonnata domenica mattina al CC…

Come tante bocche sbadiglianti, i negozi alzano le loro riluttanti saracinesche al pubblico che, ad un’ora così indecente, è già in fila x fare la spesa…quasi fosse l’ultimo giorno disponibile prima dell’inizio dei bombardamenti!!! Ma forse è proprio così, solo che le mine oggi sono quei simpatici cartellini dei prezzi, tutti colorati ed invitanti…e sempre in aumento…micidiali ed indifferenti di fronte all’agonia dei nostri portafogli. Ogni giono promozioni, offere e sconti imperdibili si moltiplicano…c’è una corsa al ribasso che ha il solo scopo di metterci addosso la frenesia dell’OCCASIONE!! quella assolutamente da non perdere perchè costa poco…tralasciando il quesito della sua reale necessità…e allora tu compri e spendi, paghi e acquisti…finiscono i contanti??? Pago con la carta…così non vedi, non ti rendi conto…non arrivi a fine mese!!! Come le api sul miele, siamo attratti dai colori sfavillanti di cartelloni che pubblicizzano televisori ultrapiatti di cui non possiamo fare a meno, cellulari che si connettono ad internet anche stando dentro un bunker, accessori per la macchina senza i quali non sei nessuno…ed i beni di prima necessità??? Ma li ho appena elencati!!! ” Stasera ci facciamo una minestrina col dado, così stiamo leggeri che ci fa bene, e poi ci guardiamo Maria De Filippi col nostro nuovissimo 46pollici!!(che paghiamo a rate, insieme a quelle del mutuo, della macchina e dell’eminflex)”

E la crisi?….la viviamo ogni giorno, la leggiamo sui giornali, la sentiamo al tg…eppure il cancro del consumo-fine-a-se-stesso progredisce, continuiamo ad indebitarci senza freno, torniamo a casa insoddisfatti se dopo un pomeriggio al CC non abbiamo comprato niente…tranne il latte x la colazione!

La crisi c’è, ed è una realtà tragica…ma solo per quelle famiglie che, a causa di brutali licenziamenti, si sono viste mancare l’unico mezzo di sostentamento, per quegli anziani che devono rovistare nella spazzatura x trovare un pezzo di pane, per tutte quelle persone, e sono purtroppo sempre di più, che, oppresse dai debiti, perdono la lucidità e soprattutto la speranza…



{novembre 4, 2008}   il formicaio

Con fare circospetto ma con l’imperturbabilità che contraddistingue la sua specie, oggi una formica circumnavigava tranquillamente il mio piatto mentre spazzolavo il mio pranzo…come c’è arrivata? Probabilmente da clandestina a bordo di un grappolo d’uva che i miei nonni hanno portato dalla campagna e che mi apprestavo a mangiare…tranquilli, non ha fatto una brutta fine! Immagino che a quest’ora abbia stretto amicizia con le inquiline del mio giardino e, operosa come sempre, stia contribuendo anche lei all’accumulo di rifornimenti x l’inverno. Si, perché le formiche sono insetti “sociali” (proprio come l’uomo…a parte l’essere insetti) e, all’interno delle loro colonie, ogni individuo lavora per il benessere della comunità (ora può partite la sigla di QUARK). L’organizzazione sociale di queste colonie è basata su una scala gerarchica che vede, sul gradino più alto, le femmine che hanno la possibilità di riprodursi, quelle che si divertono insomma, le regine (guarda-un-pò), mentre le altre fanno parte della bassa manovalanza, le operaie, che per di più sono sterili (che magari potrebbe anche essere un vantaggio,ma il guaio è che i maschi, dopo l’ incontro con le prime, ci restano secchi…). E’ facile intuire che le formiche vivono in un “formicaio”…questo è costituito da un complesso di stanze, poste su vari piani e comunicanti per mezzo di corridoi e gallerie…l’immagine vi suggerisce qualcosa???

Il formicaio

Beh, io me la vedo la mia piccola operaia che, seguendo la scia odorosa lasciata da un bancale carico di frutta, d’un tratto si ritrova all’interno del più grande formicaio che abbia mai visto…il nostro brulicante CC! Certo qui le “formiche” sono molto più grandi e camminano solo su due zampe, anzichè sei, ma di certo corrono il doppio!! E’ un via vai continuo ma, strano, non tutte sanno con esattezza cosa devono fare, dove devono andare…si fermano, guardano, tirano fuori uno strano aggeggio che si illumina e poi ripartono, ancora più in fretta di prima. Ce ne sono altre, invece, che non abbandonano mai il loro posto, sistemano il cibo ed altra roba all’interno di piccole stanze ma poi, di nuovo, la tirano fuori e la danno ad altre in cambio di un piccolo pezzo di…carta? L’attenzione della nostra amica viene catturata, però, da quelle che ai suoi occhi rappresentano un modello da ammirare ed imitare, le più meritevoli operaie che abbia visto all’opera…arrivano spingendo davanti a sé degli enormi contenitori vuoti, sembrano perdersi in mezzo ad un labirinto di strani alberi carichi di cibo, ma poi riappaiono con un carico enorme…e tutto questo lo fanno portandosi appresso una piccola “larva” che si dimena continuamente e che emette dei suoni raccapriccianti…delle vere eroine, che ora sono lì, tutte in fila, prima di portare finalmente fuori il frutto del loro lavoro…un momento!!! Lo portano fuori??? No, ecco, lo stanno portando al piano inferiore e lo fanno passando sopra un sentiero che si muove da solo?? Straordinario!! Comunque, dev’essere lì sotto che si trova la regina

Un pò come la piccola operaia, guardo anch’io a bocca aperta, dal mio “privilegiato” punto di osservazione,  tutta questa umanità in movimento…e mi sorprende notare come il nostro vivere sociale si sta concentrando sempre più spesso all’interno di questi immensi formicai di cemento! Ma non siamo formiche, non è questo il nostro “nido”! Certo, da qualche parte dovremo pur andare a fare la spesa! Non chiudiamo le nostre menti qui dentro, però…i nostri bambini sanno da dove viene il latte che bevono ogni mattina? Hanno mai visto dal vivo una gallina o una pianta di pomodori? E noi, che andiamo sempre di corsa, abbiamo ancora la curiosità di andare a vedere cosa c’è oltre queste porte scorrevoli, anche se piove, anche se fa caldo, anche se facendolo potremmo non trovare più i pantaloni dei nostri sogni?



{ottobre 30, 2008}   fuori…

Come cellule impazzite di un cancro ormai in metastasi, i centri commerciali hanno invaso la nostra penisola…e, senza rispetto per le leggi architettoniche nè per quelle del più semplice buon gusto, si sono impiantati nelle nostre città alterandone l’aspetto, la funzionalità e le abitudini!

-”Ehi guarda che bella giornata!”

-”Si, però fa freddo/caldo…che facciamo?”

-”Andiamo al centro commerciale così stiamo al caldo/fresco e facciamo un giro x negozi…”

Perfetto! Due piccioni con una fava…Sì perchè, ora che siamo in grado di regolare anche la temperatura a nostro piacimento, i cambi di stagione ci possono “fregare” solo nel tragitto casa-macchina e poi macchina-CC(centro commerciale) o viceversa, per il resto siamo stabili sui 22-23°C…peccato solo che questa miracolosa aria condizionata ci regali spesso un bel torcicollo estivo ed un’accesa cuperose invernale!

Ma il CC non è solo un rifugio dalle “intemperie”, è anche un luogo da ammirare….fateci caso la prossima volta che ci andate…alla vostra destra potrete ammirare una cascata naturale di gratta-e-vinci e biglietti della lotteria che fanno a gara per attirare la vostra attenzione, ed un occhio attento potrebbe addirittura scovare una vetrina vecchia di almeno...due settimane!!! E quanta storia racchiusa in poche decine di migliaia di mq…il primo appuntameno in pizzeria vicino al’area bimbi, l’incontro con Tizio dopo due anni mentre si stava in fila alla cassa dell’ipermercato, la prima lampada integrale ventilata in barba al torrido sole estivo che c’era fuori

Fuori…questa dimensione, che non comprende quello che ormai consideriamo il nostro abitat naturale, è diventata qualcosa di estraneo o peggio di dannoso per la nostra salute…per la nostra comodità. Così si abbandonano i centri cittadini, dove è scomodo trovare parcheggio, i parchi e le aree gioco per i più piccoli che costringono i genitori a seguire il bambino passo dopo passo perchè non c’è il personale addetto alla loro sicurezza…ma così perdiamo tutto quello che di bello e di speciale possono offrire le nostre città e le nostre campagne…perdiamo i tramonti e le ombre della sera che si allungano sotto i vecchi palazzi, il senso del tempo che passa, perché tutto è sempre nuovo e luminoso (e privo di storia) in un CC. Perdiamo anche un pò di noi, sempre alla ricerca della novità o di quello che è di moda adesso, sempre di corsa ma restando sempre fermi perché niente…niente di quello che possiamo comprare può nutrire la nostra fame di felicità!



{ottobre 28, 2008}   vite…al centro

“Vite…al centro? Che significa?”

E’ stata la prima domanda che mi hanno fatto…

La nostra civiltà, quella occidentale per intenderci, si è sviluppata fino ad oggi attraverso scoperte, tentativi, errori, battute d’arresto e grandi passi in avanti…e tutti noi conosciamo il sentiero che ha portato al nostro presente, un presente fatto di comodità, benessere, lusso ed…insoddisfazione! Questo malessere dell’anima non lo portiamo stampato in faccia, no, è nascosto sotto strati di vestiti alla moda o cellulari che ti permettono di parlare con chiunque nel mondo tranne che con le persone che ti sono accanto. Riusciamo ancora a parlare con l’amico che abbiamo di fronte senza controllare, ogni cinque minuti, se abbiamo ricevuto un sms?  Sappiamo catturare l’attenzione di un bambino senza ricorrere a televisori o PS3 (come se già la 1 e la 2 non bastassero)? E ancora…parliamo mai con un anziano pensando a lui/lei come ad una miniera di storie e non come ad un peso che ci fa rallentare?

Questo ed altro io mi chiedo mentre guardo tante vite che si incontrano, si cercano e si perdono…in un centro commerciale!



eccetera
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